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15 APRILE 1780, UN URAGANO SU VIAREGGIO IL “VOTO DI COMUNE”

15 APRILE 1780, UN URAGANO SU VIAREGGIO IL “VOTO DI COMUNE”

Il 15 aprile 1780 Viareggiò fu flagellata da una violentisima tempesta, un vero e proprio uragano. All’alba, il cielo invece di rischiarare si fece cupo e minaccioso. Le forze della natura si scatenarono quasi a voler distruggere il paese. Improvvisamente il vento prese a soffiare con inaudita violenza scoperchiando tetti, devastando le misere capanne e mettendo in seria difficolta le imbarcazioni ormeggiate nel canale. Il cielo nero fu illuminato dal susseguirsi dei lampi di fulmini e saette; il fragore cupo ed intenso dei tuoni assordava la popolazione e scuoteva le case come investite da un violento terremoto, mentre una pioggia torrenziale mista a grandine si riversò sul paese. Non si era mai verificato niente di così violento ed improvviso. Tutta la popolazione, dopo un primo momento di sgomento, paura e disperazione, uscì dalle case sfidando il temporale e si riunì nella chiesa della SS. Annunziata (la chiesa di S. Antonio era stata demolita l’anno prima per essere ricostruita più grande) per affidare alle preghiere e alla fede le speranze della salvezza. Nella chiesa i sacerdoti esposero il SS. Sacramento ed il popolo pregò perché finisse l’uragano.

foto chiesa

 

 Dopo tre lunghisime ore la tempesta cessò ed improvvisa tornò la calma. Nonostante la furia degli elementi, i danni furono contenuti e si registrò una sola vittima, il cannoniere Luigi Pallavicini che si trovava ad un finestrone della Torre Matilde e che, forse per lo spostamento d’aria causato dal vento o da un fulmine, cadde all’interno della fortezza e morì sul colpo. Inoltre un fulmine si schiantò vicino al deposito delle polveri da sparo che miracolosamente non esplosero. Alla fine la popolazione attribuì lo scampato pericolo ad un miracolo, all’effetto delle preghiere, all’intercezione divina, come è riportato in un Memoria conservata nell’Archivio della parrocchia di S. Antonio dove si puo leggere: “Alle ore 6 antimeridiane principò una terribbile tempesta, che durò lo spazio di 3 ore. Questa mista all’uragano ed imperversare del mare, agitata in aria da venti si fermò sopra Viareggio. Fu tale il furore della pioggia, grandine, folgori e vento che sembrava voler distruggre Viareggio. Il popolo atterrito da così furiosa tempesta accorse alla chiesa della SS. Annunziata, ove erano alcuni religiosi per dire la Messa e dai medesimi vennero recitati i sette salmi penitenziali con le Litanie, fu esposto il SS. Sacramento e data quindi la Benedizione. Finalmente il Signore esaudì la prece del popolo suo e cessò il castigo da noi meritato”. Il giorno dopo, il Parlamento della Comunità riunito in seduta straordinaria deliberò “che per tre giornì continui si faccia esporre il Santissimo Sagramento, e nell’ultimo giorno far cantare la Messa Parata, e terminata far l’esposizione sudetta, e la sera secondo il solito sia data la Benedizione, con l’intuono del Tedeum, e ciò per la grazia ricevuta per la tempestosa burrasca di grandine, e folgori accaduti nel giorno di ieri dove doveva rovinare tutta la campagnia, e ciò con la detta esposizione ne ringraziamo l’Infinita Misericordia dell’Altissimo Iddio” Poi, affinchè il ricordo del drammatico avvenimento e del suo miracoloso epilogo fosse ricordato dalle generazioni future, stabilì che, da allora, il 15 aprile di ogni anno “si faccia celebrare una Messa Cantata e numero sei piane Messe, che in tutte saranno n. 7, e l’elimosina sia di lire sette e soldi dieci, per la Messa cantata, e di lire una per ogni Messa piana celebrata…”. Con questo atto solenne, registrato nello “Scartafaccio de’ decreti della Comunità di Viareggio”, conservato negli atti dell’archivio comunale, si diede origine al “Voto di Comune”, che nel tempo è divenuta una tradizione che testimonia un momento della storia di Viareggio e della fede della sua gente.

Paolo Fornaciari