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IL TRICOLORE NELLO STEMMA E NEL GONFALONE CIVICO

IL TRICOLORE NELLO STEMMA E NEL GONFALONE CIVICO

Il gonfalone del comune di ViareggioIl bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi offre il pretesto per mettere in luce il contributo di Viareggio alla causa del Risorgimento, che se anche non ha avuto un carattere di grande partecipazione popolare, ha lasciato comunque significative testimonianze che documentano la “qualità” e la forte adesione della Città agli ideali e alle lotte per l’unità d’Italia.
Così, quando il 19 giugno 1848, Daniele Manin, a nome del Governo Provvisorio della Repubblica Veneta, chiese a tutte le città un tributo d’amore e di libertà, un aiuto d’armi e di denaro per proseguire nella lotta contro l’Austria, Viareggio rispose nominando, nel dicembre dello stesso anno, una commissione, composta da Michele Belluomini, Antonio Arrighi e Giovanni Pacini, che subito iniziò la raccolta di denaro, biancheria e generi medicinali.
Venezia, stretta nella morsa delle milizie austriache, sfinita dalla fame e dal colera, si arrese il 26 agosto 1849 e le offerte, pertanto, non furono inviate ai patrioti veneti, ma furono utilizzate per l’istituzione di un piccolo ospedale per il ricovero degli ammalati più poveri e per le necessità dei forestieri durante il soggiorno a Viareggio.
Nel marzo 1860, la paranza viareggina “Madonna del Soccorso”, di proprietà di Silvestro Palmerini e pilotata da Raffaello Motto, con a bordo i marinai Francesco Palmerini, Giuseppe Rosani ed il mozzo Antonio Barsella, salpò da Cornigliano Ligure alla volta della Sicilia per sbarcarvi i patrioti Rosolino Pilo e Giovanni Corrao.
Questo episodio, che fu l’anticipazione della spedizione dei “Mille”, l’inizio dell’avventura del generale Giuseppe Garibaldi per l’unificazione dell’Italia, rappresentò certamente il più importante contributo di Viareggio al Risorgimento. Non meno significativo è il fatto che Viareggio sia stato il Comune che fra i primi, se non il primo in assoluto, volle nel proprio stemma civico i colori della bandiera italiana.
Ma vediamo, nei particolari, le fasi di questa vicenda, che fortemente ed in maniera ufficiale afferma la fede risorgimentale di Viareggio. Il 17 aprile 1848, il granduca di Toscana Leopoldo II°, “Ravvisando opportuno che le truppe che combattono in Lombardia militino sotto il vessillo dell’indipendenza italiana…”, decretò l’adozione del tricolore, sul quale fu sovrapposto lo scudo granducale e dispose che la bandiera della Guardia Civica presentasse, su fondo tricolore, l’arme della comunità d’appartenenza.

A seguito di ciò, Viareggio si dette il suo stemma araldico. Infatti, nello stesso giorno, con un tempismo che è testimonianza dell’ansia libertaria che animava il popolo di Viareggio, il Magistrato della Comunità approvò il progetto d’arme che era stato composto da Carlo Simoncini, Pietro Biagi, Antonio Arrighi e disegnato da Eugenio Guidotti, nel corso di un incontro nell’antico Caffè delle Colonne, che si trovava in via Regia, proprio di fronte alla “Torre Matilde”, la cinquecentesca fortezza eretta dal Governo lucchese a difesa del nascente porto canale viareggino, al tempo trasformata in carcere.
Nel Registro delle deliberazioni (Comunità II – 13 , n. 339) si legge: “Presentato il progetto d’Arme che si propone per Viareggio, consistente in uno scudo tripartito orizzontalmente de’ tre colori Italiani con un’ancora verticale che traversa le dette tre fasce. / L’Ill.mo Magistrato delibera / Il detto progetto di Arme è approvato e sarà sottoposto alla sanzione dell’Autorità Superiore”. Infatti, il 17 aprile 1848 l’Anziano Stefano Dinelli comunicò al Prefetto di Lucca che il “Magistrato nella odierna seduta ha approvato il qui unito scudo per l’Arme di questa Comunità e mi ha ordinato di sottoporlo alla sanzione del R. Governo”.
Il disegno originale, che si trova conservato nelle carte della Prefettura nell’Archivio di Stato di Lucca, presenta uno scudo tripartito con i colori verde, bianco e rosso, in cui campeggia un’ancora con la gomena attorcigliata. Il 24 maggio 1848, il Prefetto di Lucca G. Gargioli informò il Gonfaloniere di Viareggio che il Ministro dell’Interno “con sua determinazione de’ 17 andante ha approvato l’Arme che per codesto Comune fu proposto dall’Ill.mo Magistrato nella sua seduta de’ 17 Aprile prossimo andante”. L’atto di approvazione, firmato da Cosimo Ridolfi, Ministro dell’Interno, si trova in Archivio di Stato di Firenze al prot. 8, n. interno 33, del registro intitolato “Protocolli degli Affari risoluti dal Segretario di Stato per il Dipartimento dell’Interno nel maggio 1848”, segnato al n. 1528, dell’Archivio della Segreteria di Stato.
Viareggio fu così il primo, o uno fra i primi, dei Comuni italiani a fregiarsi, nello stemma civico, del tricolore.
Successivamente, restaurato il governo granducale, quando Leopoldo II°, con decreto del 27 maggio 1849, abolì l’uso del tricolore, il Gonfaloniere di Viareggio inviò al Prefetto di Lucca, in data 3 giugno, una lettera dove evidenziava che lo Stemma del Comune presentava “un’ancora su campo rosso, bianco e verde: Ora questi colori sembrano in opposizione al Decreto del 27 caduto, ma è anche vero che potrebbero non esserlo considerandoli come colori non della Nazione, ma semplicemente della Comunità”.
La risposta del Prefetto fu positiva e permise il mantenimento del tricolore: “Non credo che le prescrizioni contenute nel Decreto del 27 maggio decorso facciano ostacolo all'uso dei tre colori nello stemma proprio di codesta Comunità”.
Nel 1920, in occasione del centenario dell’elevazione di Viareggio a rango di Città, fu avanzata domanda circa il riconoscimento ufficiale dello stemma e della bandiera civica.
Due anni dopo, il 7 aprile 1922, il ministro agli affari dell’interno Facta, sentito il parere della Consulta Araldica, autorizzò l’uso dello stemma e della bandiera, secondo i modelli in uso, e dichiarò “dovere la città essere inscritta nel Libro araldico degli enti morali”.
Nel 1939 furono iniziate le pratiche per la concessione dell’uso del gonfalone e il 4 febbraio 1942, Vittorio Emanuele III° accordò alla città la facoltà di usare un gonfalone civico così descritto: “Drappo in bianco ornato ai lati di due rami di pino fogliati e fruttati e caricato dallo stemma civico con l’iscrizione centrale in oro Città di Viareggio.
Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati.
L’asta verticale sarà ricoperta di velluto rosso con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della città e sul gambo inciso il nome.
Cravatta e nastrini tricolorati dai colori nazionali e frangiati d’oro”. Il 23 novembre 1944, Umberto di Savoia riconfermò il decreto del padre iscrivendo tale provvedimento nel Libro araldico degli enti morali e comandando a tutte le corti di giustizia, ai tribunali e a tutte le potestà civili e militari di riconoscere e mantenere alla città di Viareggio tutti i diritti specificati nell’atto.
Il documento, munito del sigillo reale e firmato da Umberto di Savoia e da Ivanoe Bonomi, presidente del Consiglio dei Ministri, fu inviato alla città e ora si trova conservato nelle carte del Centro Documentario Storico di Viareggio.
Paolo Fornaciari