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LA CERIMONIA DI POSA DELLA PRIMA PIETRA DEL NUOVO PORTO

LA CERIMONIA DI POSA DELLA PRIMA PIETRA DEL NUOVO PORTO


Il 28 Settembre 1913, quasi un secolo dopo la realizzazione della prima darsena, alla presenza di Vittorio Emanuele III, fu posta la prima pietra del nuovo porto di Viareggio.
Ma vediamo come fu organizzata questa cerimonia che giunse dopo anni di studi e di progetti, dopo un’interminabile serie di ritardi e di prese di posizione contrarie alla realizzazione dell’opera.
Le innumerevoli difficoltà che caratterizzarono questa vicenda causarono non pochi problemi all’attività marinara e cantieristica viareggina.
Una pagina a colori de “La Tribuna illustrata” del 12 ottobre 1913, disegnata da E. Abbo e dedicata alla “posa della prima pietra del porto-canale di Viareggio” Già nel 1871, 228 tra costruttori navali, capi di maestranze ed operai avevano rivolto al Ministro dei Lavori Pubblici una petizione richiedendo l’intervento dello Stato per il miglioramento delle condizioni della foce del canale e per “ottenere il tanto sospirato scalo di varamento per le navi di grossa portata”, evidenziando che “il perdurare nel presente stato di cose porta a cessare una delle principali industrie locali, e ne deriverebbe per conseguenza non solo l’immiserimento di alcune classi operaie, ma il decadimento della città, colpita in uno tra i principali rami da cui ha sin qui tratto vita e ricchezza”.
Nel 1896, furono decisi una serie di interventi per migliorare le capacità ricettive del porto per una spesa di L. 210.000. Gran parte di questa somma era a carico dello Stato, della Provincia di Lucca e del Comune di Viareggio; solo L. 28.000 dovevano essere ripartite fra i Comuni di Pietrasanta, Camaiore, Seravezza e Massarosa.
Nella relazione che accompagna il progetto si legge: “La marina di Viareggio manca dei necessari spazi acquei per il ricovero del numeroso naviglio che possiede, e spesso l’autorità marittima è costretta a dare avviso agli altri porti che non siano rilasciate partenze per Viareggio trovandosi occupati tutti gli spazi disponibili. In generale le barche approdano a Viareggio in certi periodi dell’anno per fare riparazioni o per stare in attesa di noleggi.La mancanza di spazi acquei proporzionali al naviglio che possiede quella marina è quindi di grave danno non solo agli armatori quanto alla numerosa classe dei carpentieri e maestri d’ascia di Viareggio”.
Una serie di controversie sorte tra la Provincia di Lucca ed i comuni della Versilia sulla ripartizione delle spese, rimandò l’inizio dei lavori, tanto che, nel 1901, il Consiglio di Stato decise di annullare il progetto.

Viareggio, comunque, non si arrese e nel 1902 una Commissione, nominata dall’assemblea dei rappresentanti delle associazioni dei lavoratori delle darsene, degli armatori e dei capitani marittimi viareggini, approvò uno studio “sulla sistemazione portuaria viareggina”, redatto da Luigi Ottina.
Ma si dovette attendere il maggio del 1908 per vedere approvato dal Governo un nuovo progetto di sistemazione del porto viareggino ed il finanziamento dei lavori per un importo di L. 1.075.000.
Si trattava dello studio presentato il 1 dicembre 1907 alla Commissione per i Porti della Provincia di Lucca dall’on. Giovanni Montauti. Anche se, dopo tanti anni, sembrarono finalmente soddisfatte le giuste aspettative dei viareggini, nuovi ostacoli ritardarono l’inizio dei lavori, primo fra tutti un parere negativo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, per il quale “un autentico porto a Viareggio non può ottenersi se non a scapito del porto stesso e della violentata natura.” L’annosa vicenda del porto “impossibile” fu risolta nel 1912, grazie all’autorevole presa di posizione in favore del progetto di Giovanni Giolitti, Presidente del Consiglio.
Cartolina ricordo E così si giunse al 28 settembre 1913, data stabilita per la cerimonia della posa della prima pietra del nuovo porto. Un giorno importante per l’avvenire di Viareggio, che fu preparato nei minimi particolari. Il 19 settembre, il Consiglio Comunale deliberò di stanziare la somma di L. 25.926 per finanziare una serie di iniziative che erano state messe a punto da un Comitato dei festeggiamenti presieduto dal cav. Pietro Feroci.
Il programma comprendeva, dal 20 al 29 settembre, un “corso dei fiori”, con sfilata di automobili e carrozze opportunamente addobbate sui viali a mare, tornei di spada e di fioretto nel salone della “Fiorentina”, spettacoli di varietà al Politeama e all’Eden, grandi balli al Kursaal, concerti bandistici, regate, spettacoli pirotecnici, un’illuminazione fantastica dei giardini di piazza D’Azeglio, sul tema “fantasia di fuoco”, e, a chiusura, una conferenza organizzata dalla Società Pro-Viareggio Réclame, in collaborazione con l’associazione nazionale per il movimento dei forestieri, sul tema “La gloria del nostro mare”, tenuta nel salone Margherita da Arturo Calza. Viareggio viveva quei giorni in un’atmosfera di festa generale.
Tutti gli alberghi erano stati affollati dalle numerose autorità politiche e militari e dalle delegazioni ufficiali dei Comuni delle province limitrofe, venute a far da cornice alla presenza del Re.
Il giorno27, una squadra della marina militare, composta dalle navi “Regina Margherita”, “Emanuele Filiberto” e da sei torpediniere, giunse nelle acque di Viareggio.
Mentre le due navi diedero fondo al largo, le torpediniere si schierarono nella darsena Toscana.
Alle prime ore del giorno dopo la “Regina Margherita” si recò al Gombo per ricevere il Re e alle 9,30 fece ritorno a Viareggio.
Iniziò così quel memorabile 28 settembre.
Ma vediamo come si svolse la cerimonia di inaugurazione dei lavori del nuovo porto.
Il sindaco Guido Del Prete, a bordo di una lancia a vapore, andò incontro alla nave ammiraglia, mentre un idrovolante, pilotato dal tenente di vascello Privonesi, effettuava uno spettacolare volo acrobatico sopra i moli affollati da una moltitudine di persone convenute per assistere all’arrivo del re.
Alle 9,45, la lancia su cui aveva preso posto il sovrano varcò l’imboccatura del porto-canale salutata da una salva sparata dalle navi alla fonda e dalle note della banda del 22° Reggimento Fanteria.
La lancia reale percorse il canale fino alla darsena Toscana, dove era stato predisposto un apposito scalo e dove avevano fatto quadrato le sei torpediniere.


Qui il re fu ricevuto dalle autorità, fra le quali ricordiamo il Ministro dei Lavori Pubblici, on. Sacchi, l’ammiraglio Millo, Ministro della Marina, mons. Marchi, Arcivescovo di Lucca, l’on. Montauti e S.E. Ferdinando Martini.
Poi un corteo di automobili condusse il sovrano ed il seguito fino alla spiaggia dove era stato eretto il palco reale, affiancato da due tribune, una per i deputati ed i senatori ed una per le autorità comunali e provinciali.
Il palcoPoco distante una terza tribuna ospitava circa 500 invitati. Il numerosissimo pubblico assisteva alla cerimonia assiepato su un’improvvisata gradinata ricavata sulla sabbia posta a pendio.
Dopo i discorsi di rito, pronunciati dal sindaco e da mons. Marchi, e dopo la celebrazione di una solenne messa, si compì la cerimonia della posa della prima pietra del nuovo porto. Il re, con una cazzuola d’argento, cosparse di cemento il luogo dove fu murata la prima pietra che conteneva alcune monete d’oro ed una pergamena su cui aveva apposto la propria firma.
La pergamena riportava la seguente dicitura: “Resti chiuso come in cuore - della nuova opera che si inizia - auspice la Maestà del terzo re d’Italia questa rituale carta che dica - del popolo di Viareggio lungamente chiedente il suo porto - le angosce dell’attesa e del dubbio - la letizia della vittoria - la speranza e la volontà del suo avvenire.”
Terminata la cerimonia, il corteo fece una breve sosta nel palazzo municipale, dove il re ricevette le autorità comunali ed i rappresentanti delle associazioni e delle società locali.
Vittorio Emanuele, dopo aver salutato dalla terrazza del municipio la folla che gremiva la via Regia e la piazza Manzoni, in automobile percorse le strade di Viareggio (per l’occasione adornate con uno spettacolare addobbo che consisteva in una serie di stendardi rigidi che alternavano motivi floreali allo stemma sabaudo e al gonfalone cittadino), poi, giunto sul molo, si imbarcò su una torpediniera e partì alla volta del Gombo.
I festeggiamenti proseguirono con un banchetto allestito per le autorità all’Hotel Regina.
Nel pomeriggio, sulla spiaggia, vi fu un concerto del corpo musicale della Regia Marina, e una grande festa da ballo al Kursaal, alla quale parteciparono gli ufficiali della flotta intervenuta alla cerimonia. Nei giorni che seguirono l’amministrazione comunale fece murare, all’interno della terrazza del Regio Casino, una lapide “ricordante la venuta del Re a Viareggio e la festosa accoglienza che in quel luogo Egli ebbe dalla popolazione”. Il 29 settembre, con un manifesto, il Sindaco ringraziò la cittadinanza “che seppe dare così luminoso esempio di civili intendimenti e di caldo e consapevole fervore nel giorno fortunato e lieto in cui per regale auspicio il paese si affrettava verso il suo migliore destino.”
Ma per Viareggio il “migliore destino” era ancora lontano: dopo questo solenne inizio, il progetto del nuovo porto registrò nuove critiche, subì un’interruzione durante il periodo bellico e fu completato soltanto nel 1929. In forte ritardo rispetto alle effettive esigenze della marineria viareggina.
Paolo Fornaciari