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Ottobre 1917, bruciano gli chalet lignei della

Ottobre 1917, bruciano gli chalet lignei della “Passeggiata”

Nel 1917, mentre infuriava la prima guerra mondiale che avrebbe sconvolto il panorama politico, la geografia e i miti della "vecchia Europa", un incendio, scoppiato nella notte tra il 17 ed il 18 ottobre, avvolse tutte le strutture lignee della Passeggiata ed incenerì, uno dopo l'altro, lo chalet "Principe", il "Nereo", il "Fiorentina", I"'Eden" e la Galleria del "Nettuno", con tutti i suoi padiglioni e negozi.
Bruciò in una sola notte tutto il fantasioso scenario, la quinta stravagante e stilisticamente anarcoide, dove Viareggio aveva recitato, anno dopo anno, il ruolo di protagonista di regina dell'estate.
L'immane rogo fu un grave colpo per la città (si parlò di circa due milioni di danni assicurati, invece, per poche migliaia di lire) che seppe, comunque, reagire prontamente.
Gli edifici distrutti furono subito ricostruiti, pressappoco identici a prima, grazie anche al contributo dell'amministrazione comunale e ad una sottoscrizione nazionale promossa dalla redazione fiorentina de "La Nazione", ma non fu possibile ricreare la magica atmosfera che vi aleggiava intorno.

foto chaletMa vediamo di ricostruire la cronaca di quelle drammatiche ore. Alle 23,15 del 17 ottobre, il vigile urbano Giovannelli, in servizio di piantone al Palazzo comunale, si avvide per primo dell'incendio e prontamente si portò, in bicicletta, sulla Passeggiata.
Le fiamme, che si erano sprigionate accidentalmente nelle stalla posta sul retro del "Nereo", dove il proprietario, signor Cesare Gabri, teneva il cavallo, alimentate dal forte vento che soffiava quella sera, incenerirono in meno di venti minuti la struttura del teatro con i negozi di Narciso Fontanini, Andrea Serano, Ravenna Palmerini e Luigi Galli, che erano alloggiati nel portone.
Fortunatamente il fuoco non fece vittime: tutti quelli che erano già a letto fecero in tempo a mettersi in salvo, ma non riuscirono a portare con sé niente delle loro cose. L'allarme fu subito dato al comando della Regia Marina, ai carabinieri e al Presidio militare.
Tutti si precipitarono con i pochi mezzi a disposizione per cercare di arrestare le fiamme, che nel frattempo avevano già lambito il "Bar Egiziano", del signor Del Chiaro, e il "Fiorentina", di Attilio Barsanti.
Telegraficamente fu anche richiesto l'invio di pompe e pompieri alle vicine Lucca e Pisa.
Accorsero pure le squadre antincendio della Misericordia e della Pubblica Assistenza, poiché Viareggio non disponeva ancora di un corpo effettivo di pompieri, ma il fuoco aveva raggiunto dimensioni tali che fu impossibile ogni tentativo di spegnimento. Ai volontari e alla forza pubblica non restò che cercare di sgombrare quei locali che sicuramente non potevano essere salvati dalle fiamme.
Ma tale era l'eccezionalità del disastroso evento e tanta la disorganizzazione che regnava fra i soccorritori che poco o nulla poté essere messo in salvo. Quello che riuscirono a strappare all'incedere inesorabile del fuoco fu deteriorato e reso inutilizzabile durante le frenetiche e disordinate operazioni di recupero e di trasporto.
Dopo il "Nereo" fu la volta del "Fiorentina. Il proprietario Attilio Barsanti che non aveva avuto nemmeno il tempo di portare via i vestiti, con addosso i soli indumenti che aveva quando era andato a dormire, si aggirava sconvolto tra i tizzoni fumanti di quello che era stato il suo rinomato locale.
Le fiamme, dopo aver incenerito anche il caffè "Principe" del Giannessi, si avventarono sulla struttura dell’imponente galleria del "Nettuno" (che ricordiamo in origine era stata il padiglione di ingresso della Fiera internazionale di Milano del 1906 e alla chiusura dell’esposizione era stata trasferita a Viareggio) ed in breve le torrette bruciarono come fuochi del bengala.
Mentre si lottava con i pochi mezzi in dotazione alle locali squadre antincendio, giunsero i pompieri dalla vicina Pisa, guidati dall'Assessore Balestri ed anche quelli di Lucca agli ordini del comandante Bianchini, ma a questi militi non restò altro che circoscrivere le fiamme e spegnere i tizzoni ancora ardenti nelle zone che erano state già preda delle fiamme.
Nel frattempo il vento era improvvisamente cessato e le fiamme, dopo aver aggredito il teatro "Eden" ed averlo ridotto in cenere, erano state vinte. Il negozio di Pasquale Timpano fu solo sfiorato dalla furia distruttrice del fuoco, ma fu demolito dalle squadre di soccorso per precauzione. Nella confusione che regnava sovrana fra quanti si davano da fare, si verificarono anche incresciosi episodi.
Vi fu chi mescolandosi ai soccorritori s’impossessò dei pochi oggetti di valore scampati all'immane rogo, e chi, come alcuni soldati del distaccamento di fanteria, s’impegnò solo nel recupero delle bottiglie di vino e di liquore e alla fine dell'incendio, fu trovato ubriaco fradicio.
Alcuni giorni dopo la città, ancora stravolta, si interrogò sulle cause della sciagura.
Da più parti fu richiesta maggiore severità nel rilascio delle concessioni delle licenze di costruzione e nella applicazione delle misure di sicurezza, mentre si sollecitò anche l'istituzione di un corpo di pompieri, preparato ed attrezzato di idonei mezzi.
Allora fu scritto: "Finora a Viareggio si è vissuto in una atmosfera di indolenza e di incoscienza veramente puerili.
Si scherzava, è proprio il caso di dirlo, si scherzava col fuoco".
Paolo Fornaciari